Classici da leggere in un'ora - Libri consigliati

I classici da leggere in un’ora

La narrativa classica in un’ora: i libri per un pomeriggio d’estate

Esistono classici da leggere in un’ora? Molti se lo chiedono: oltre alla narrativa di genere e al mainstream, c’è chi desidera leggere anche i classici, ma magari teme di dover dedicare a questa attività troppo tempo o di annoiarsi. Tuttavia, esistono dei veri e propri classiconi, da leggere una volta nella vita, che si possono leggere in un’ora o poco più.

Di solito si tende a pensare che i classici siano dei veri e propri mattoni, molto lunghi da leggere. Forse perché nella nostra mente sono rimasti libri di un “certo peso” come Anna Karenina o I fratelli Karamazov. Eppure ci sono anche classici molto brevi, che possono riempire piacevolmente un pomeriggio estivo e “fare curriculum”.

I nostri preferiti sono:

Antonio Skármeta, Il postino di Neruda

Mario Jiménez, un giovane pescatore, decide di abbandonare il proprio lavoro per diventare il postino della Isla Negra, nella quale l’unica persona che riceve e invia corrispondenza è il grande poeta Pablo Neruda. Mario ammira Neruda e vorrebbe che il poeta gli dedicasse un libro e che la loro relazione fosse qualcosa di più di un educato scambio di battute con mancia finale. Quando il suo desiderio diventa realtà, tra i due nasce un’amicizia che conduce Neruda a strane, e apparentemente poco poetiche, avventure. Nel frattempo, il clima politico del Cile di quegli anni fa precipitare gli eventi…


Alessandro Baricco, Novecento. Un monologo.

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi.

Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa.

Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

Questo racconto, nato come monologo teatrale, è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film “La leggenda del pianista sull’oceano”.


Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche

Un giovane sognatore, nella magia vagamente inquieta delle nordiche notti bianche, incontra una misteriosa fanciulla e vive la sua “educazione sentimentale”, segnata da un brusco risveglio con conseguente ritorno alla realtà.

Un Dostoevskij lirico, ispirato, comincia a riflettere sulle disillusioni dell’esistenza e dell’amore nell’ultima opera pubblicata prima dell’arresto e della deportazione, esperienze che modificheranno in maniera radicale e definitiva la sua concezione dell’uomo e dell’arte. In questa edizione, al celebre racconto viene affiancata la visione “diurna” di Pietroburgo contenuta nei feuilletons che compongono la Cronaca di Pietroburgo, vero e proprio laboratorio per la scrittura dostoevskiana. Lo stretto legame tra pubblicistica e letteratura, che accompagnerà Dostoevskij negli anni della maturità, viene così a manifestarsi fin quasi dal suo esordio. Il racconto Le notti bianche ha ispirato il film omonimo di Luchino Visconti (1957), con Marcello Mastroianni e Maria Schell, e il film Quattro notti di un sognatore di Robert Bresson (1971).


Virginia Wolf, La signora Dalloway

Un mercoledì di metà giugno del 1923 Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa che la sera riunirà nella sua casa una variopinta galleria di personaggi. Tra gli altri: Peter Walsh, l’amante respinto, appena tornato dall’India, e l’amica tanto amata, più di ogni uomo, Sally Seton.

Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra.

Clarissa ha cinquant’anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall’esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l’amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano.

Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un’opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l’uno all’altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell’accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l’inestimabile valore.


Nikolaj Gogol, Il cappotto

È di Dostoevskij l’affermazione “Siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol”. E in effetti Gogol, nato nel primo decennio del XIX secolo, è il maestro del realismo socialista che influenzerà la letteratura russa del suo secolo.

Il cappotto è un romanzo breve, che nelle sue tinte comiche, a tratti grottesche, ha saputo dipingere un quadro mai scomparso della mediocrità dell’essere umano.

Nel XX secolo ha ispirato teatro, cinema; in Italia, lo scomparso artista Paolo Villaggio, insignito del Premio Gogol, confessò la personale ispirazione alla letteratura russa nella propria vita artistica e non.


Raymond Carver, Limonata e altri racconti

Ralph è ossessionato dal tradimento della moglie, e lei alla fine confesserà. Al, per vivere più tranquillo, rapisce ai suoi bambini l’adorata cagnetta. Un disoccupato sul divano si nega ai creditori, ma un abile venditore riuscirà a farsi aprire la porta di casa.

Un padre dal cuore spezzato risale alle prime cause della morte del suo ragazzo. “fino al primo limone coltivato sulla terra. Se non ci fossero stati i limoni sulla terra, e non ci fossero stati i supermercato Safeway, be’ Jim avrebbe ancora suo figlio, no?”


Philip Roth, Il seno

Per ragioni incomprensibili, il professore David Alan Kepesh si ritrova trasformato in un enorme seno. Cieco ma provvisto di udito e soprattutto di sensibilità cutanea, riceve le visite del padre, che gli racconta le vicende del suo piccolo mondo ebraico, dell’affettuosa e banalissima fidanzata, del rettore, che fugge travolto da un riso incontenibile, e del suo psicanalista.

Ma soprattutto viene lavato da miss Clark, l’infermiera che gli procura un piacere immenso.

Da una situazione surreale, simile a un incubo kafkiano o a un quadro di Dalì, Philip Roth fa scaturire situazioni comiche (e oscene).


Gabriel García Márquez , Nessuno scrive al colonnello

Considerata per ritmo e misura, per densità e asciuttezza di stile la prosa più riuscita del giovane García Márquez, Nessuno scrive al colonnello costituisce un prezioso tassello di quel ciclo di Macondo che troverà la sua grande sintesi in Cent’anni di solitudine .

Il vecchio militare in attesa di una pensione che non arriva mai, e che sacrifica perfino i magri pasti per allevare un gallo da combattimento da cui si aspetta soddisfazioni e guadagni, appartiene a quella galleria di indimenticabili ritratti di cui è ricco l’universo di Macondo.

La sua eroicità semplice e solenne, la sua profonda, dolente verità umana ne fanno uno tra i personaggi più riusciti del grande Gabo.