Radici come parole

Radici come parole

Questa raccolta, ora rielaborata, nasce alcuni anni fa quando collaboravo, come cultore di Letteratura italiana contemporanea, ai corsi che impartivano tale insegnamento presso il Dipartimento di Filologia dell’Università della Calabria. Può essere considerata una radiografia viscerale delle letture di quel tempo, una fotografia poetica di ciò che mi colpì o, dovrei dire, ferì di alcuni scrittori (Lucrezio, Dante, Gadda, Caproni, Giudici e così via). Su tutti, però, credo prevalga, quale ispirazione di fondo, la penna apocalittica di Lorenzo Calogero a cui devo, in parte, la Calabria dei miei versi: reale e fantastica, di creta spazzata dal vento e foreste silane dove arriva il sapore del sale marino; un fossile emerso da profondità ctonie, eroso da fiumare che, spalancandosi nei periodi di secca, mostrano misteriose pietre color magenta. Proprio queste ultime disegnano il filo rosso che attraversa la silloge: icone di dolorosa durezza e, insieme, di resilienza, nella mia mente si fondono con le pietre di sangue nei fiumi peruviani di Arguedas. Nel suo romanzo I fiumi profondi, i sassi non-scolpiti, quasi vivi, magici, vennero usati dai popoli indigeni per le loro costruzioni, poi nascoste dalle architetture coloniali spagnole. Come nelle lontane terre andine, anche in Calabria ci sono strati sotterranei da far emergere dunque? O questi strati invisibili sono quelli che ogni lettore scopre scavando nei molteplici significati di un’opera letteraria?

Autore: Anna Guzzi

Casa editrice: Aletti Editore

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